MASSIMO BERRETTA

SULLA STRADA DEI SOGNI

Apr
06

Dal 12 aprile al 9 giugno 2019, si terrà, presso le Fiere di Reggio Emilia, l’edizione 2019 della Fotografia Europea con titolo: LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi.

La quattordicesima edizione del festival va ad approfondire le relazioni umane in tutta la loro estensione, da quella affettiva, più naturalmente privata, a quella sociale, più naturalmente agita in ambito pubblico.
Il legame è costruito su una relazione che tende a trasformare entrambi i soggetti. Dall’io si passa al noi, e dal noi si passa a noialtri, comprendendo l’altro da sé all’interno del proprio orizzonte, non solo ideale: la definizione di questi legami definisce la società nella quale ognuno di noi vive.

Le Fiere di Reggio Emilia ospiteranno la mostra fotografica “Sulla strada dei sogni” di Massimo Berretta.

Progetto Espositivo

La mostra presenta, nelle intenzioni dell’artista Massimo Berretta, 12 fotografie di grande formato, elaborate in post-produzione, con l’obiettivo di esporre una propria visione attraverso “ il ricordo fotografico “ del meraviglioso mondo giapponese nei suoi aspetti più tradizionali.

Nello specifico la tecnica  usata è quella di un montaggio degli scatti giapponesi con altre fotografie dell’autore realizzate appositamente , attraverso sovrapposizioni in computer grafica .Parallelamente, è stato fatto un accurato studio sul colore, prendendo ispirazione dai suoi numerosi viaggi in Giappone ricreando una serie di accordi cromaticamente compatibili con le atmosfere vissute nei suoi viaggi.

Altra fonte di ispirazione è la tecnica giapponese del Kintsugi che l’artista ha riproposto idealmente nella ri/costruzione delle immagini accentuando ancor di più il forte legame con il Giappone.

Finalità del progetto

L’obiettivo del progetto è la rappresentazione di un Giappone onirico e immaginifico del viaggiatore  nell’ immersione nella cultura Giapponese.

Allestimento

L’allestimento, presenterà le 12 fotografie di grandi dimensioni, formato di 70 x 100 cm. montate su cornici metalliche realizzate dall’artista.

Informazioni

FIERE REGGIO EMILIA

Email: info@terminal-one.it

Telefono: 0522-232602

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Sulla strada dei sogni

Mar
09

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ROMA

Mo.C.A. Studio

dal 20 marzo al 2 aprile 2019

Con il patrocinio di:


In collaborazione con:

“Lui Minerva, la prole alma di Giove, maggior d’aspetto, e più ricolmo in faccia rese,
e più fresco, e de’ capei lucenti, che di giacinto a fior parean sembianti,
su gli omeri cader gli feo le anella, e qual se dotto mastro, a cui dell’arte
nulla celaro Pallade o Vulcano, sparge all’argento il liquid’oro intorno,
Sì che all’ultimo suo giunge con l’opra:
Tale ad Ulisse l’Atenèa Minerva, gli omeri e il capo di decoro asperse;
ad Ulisse, che poscia, ito in disparte, su la riva sedea del mar canuto,
di grazia irradïato e di beltade.”
(Odissea libro VI)
Il viaggio fotografico d’oriente, calato nella cifra stilistica di Berretta, qui s’intarsia di riferimenti emotivi, come il lavoro del “ dotto mastro, a cui dell’arte nulla celano Pallade o Vulcano”.
L’accostamento non appaia forzato, perché l’intarsio dorato che attraversa le foto dell’autore, in questo lavoro, vanno oltre l’estetica e recuperano la manualità degli artigiani orafi, che nella storia simboleggiano una linea di unione tra oriente ed occidente. Il pensiero non può che andare al sapore della scuola di Klimt, coscienti che in questo lavoro l’intarsio è un riferimento costante alla tradizione pittorica trasversale, tra oriente ed occidente

Come evocato dal titolo, ci troviamo nel mezzo di un viaggio tra sogni.
Sogni che intarsiano, con la memoria, immagini di vita quotidiana.
Siamo in un cammino dove le foto assumono la forma dell’epifania: rievocazione di colori che, attraverso il fascino del disvelamento, riecheggiano il respiro dello spirito dei luoghi visitati, all’interno di uno scatto sottratto alla realtà.
Un velo colorato, è difatti, quello che copre tenuamente le immagini, svelate poi di colpo da un lampo temporaneo, un volto si staglia dal caos colorato di un presente che diventa sfondo. Apparizioni e frammentazione dei soggetti si susseguono, come appunto avviene nei sogni, poi non solo racconto della materia ma respiro delle emozioni. Perché la materia, qui, nelle mani di Berretta, acquista un suo respiro. Attraverso la manipolazione dei colori l’autore porta le immagini ad impressionarsi sulla superficie di un altro reale, davanti a queste foto abbiamo la facoltà di guardare con altri occhi quelle distese naturali, quei volti d’antica fattura, le divinità fissate nel gesto ieratico.
Davanti a queste foto dobbiamo calarci in un modo diverso d’intendere il colore, perché in Giappone i colori s’identificano principalmente in termini di significato e sentimenti a questi collegati (non solo quindi sull’intensità delle ombre o della luce riflessa), “gli aggettivi utilizzati per descrivere i colori, come iki (sofisticato o chic), shibui (misurato, mitigato) o hannari (gaio e allegro) tendono a essere quelli che sottolineano i sentimenti, piuttosto che i valori dei colori confrontati.” Tutto questo Berretta lo ha appreso e ne sfrutta al massimo le potenzialità comunicative.
Infine, tornando a questo intarsio che collega la tradizione dell’immagine occidentale a quella orientale, e ribadendo che Berretta, col gesto fotografico e con il “dotto lavoro di un orafo”, non concede nulla al ricordo dell’immagine bloccata, dobbiamo affermare che in questo lavoro si capta anche un sottile e prezioso profumo impressionista. Ce lo suggeriscono i toni e il coagularsi dei soggetti attraverso il pigmento colorato. Un viaggio quindi che, tra le altre impressioni, anima anche un gesto di riscatto, dove la fotografia si riappropria di un anima, troppo spesso delegata al gesto pittorico.

Claudio Romanelli

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CABIRIA. Ila fato, l’acqua, la storia.

Ott
12

ROMA

Mo.C.A. Studio

dal 17 al 26 ottobre 2018

In collaborazione con:

La mostra fotografica di Massimo Berretta è ispirata all’opera cinematografica Cabiria di Giovanni Pastrone (1914), L’esposizione si sviluppa in una sequenza di fotografie legate da una poetica comune, ma realizzate come singole opere autonome. Ogni singola composizione scandisce un immaginario legato all’opera di Pastrone, e contestualmente rappresenta una originale ricognizione del femmineo mondo mediterraneo, ispirato alla figura di Cabiria. L’obiettivo del progetto è coinvolgere lo spettatore in un continuo rimando tra la propria memoria e quella del personaggio rappresentato, attraverso le sollecitazioni indotte dalle immagini quasi oniriche e dai toni tipici delle atmosfere mediterranee, in un rocambolesco gioco di sovrapposizioni e rimandi. Il film Cabiria ha rappresentato, per Massimo Berretta, un’autentica macchina di cattura dell’immaginario. Diversi gli elementi della fascinazione, dall’ambientazione di una storia dal carattere monumentale, alle espressioni degli attori del muto, che cercavano di trasferire emozioni con espressioni prolungate nel tempo, in una sorta di danza immobile che cristallizzava la successione dei fatti. Così, di fronte al film, Berretta afferma di essersi trovato immerso in un campo d’attrazione, nel quale la sequenza delle immagini fisse trasferiva in lui il senso profondo dell’ineludibilità degli eventi, un susseguirsi di fatti storici procedevano incuranti delle singole storie d’ognuno, stravolgendo la linearità del futuro. Così, ci racconta l’autore, è nata la volontà espressiva di estrarre, da questo immaginario, il fascino del destino della protagonista, la bambina, fanciulla, donna Cabiria, piccola esistenza al cospetto dei maestosi eventi provocati dalla prima guerra punica. Cabiria diviene così un puro corpo “messo in un vasel ch’ad ogni vento per mare va, all’altrui voler”. In questo suo lavoro l’artista isola il corpo della protagonista, iscrivendo su questo una vera e propria cartografia del destino pagano, ben lontano e distinto dalla consolazione della provvidenza cristiana. I quadri fotografici di Berretta raffigurano il corpo di Cabiria circondato da citazioni, indizi, segni grafici ispirati all’espressionismo, in un mosaico finemente composto, in cui si esalta l’apparente contraddizione tra la classicità della postura e la meccanica del colore che imprigiona la materia, Il tutto è compresso in un flusso che proietta il destino di quel corpo – il corpo di Cabiria – su di uno schermo immaginario, sul quale lo spazio viene trasmutato per apparire come pura composizione di elementi meccanici, sono loro che simboleggiano il destino di una donna, che ha la propria storia inscritta sulla carne. Lo stesso Berretta afferma che il modo per rapportarsi ad opere come questa, è quello di porsi davanti ad ogni singolo manufatto così come ci si pone di fronte ad una scenografia dalla quale ci si aspetta scaturisca un’azione, e nell’opera di Berretta l’azione scaturisce repentina con l’apparizione del corpo di Cabiria. Le meccaniche compositive tracciano una via per la lettura dell’esposizione, ma contemporaneamente bisogna abbandonarsi ai flash sovrimpressi, come lampi sulla scena, che dal buio disegnano emozioni composte sul corpo abbandonato agli eventi. Ogni quadro è storia a sé, ma l’insieme forma una storia sincronica del destino, fuori dalla linea del tempo.

Claudio Romanelli

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Il fantasma – Aria

Ago
31

Incontro di lettura
IL FANTASMA – ARIA
dialoghi di Luigi Gallo

°
Leggono Il Fantasma
Annamaria Rastello e Marialucia Li Volsi

Fotografie di Giorgio Rossi e acquarelli di Roberto Caracciolo

Leggono Aria
Annamaria Rastello e Guido Traversa

Fotografie di Massimo Berretta

Intervista l’autore Filippo La Porta

Musiche di Giuseppe Teofili

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CABIRIA. IL FATO, L’ACQUA, LA STORIA

Apr
15

REGGIO EMILIA

dal 20.04 al 17.06

A cura di Claudio Romanelli

Promossa da Associazione culturale Controchiave

Le fotografie di Massimo Berretta sono ispirate all’opera cinematografica Cabiria di Giovanni Pastrone (1914),

L’esposizione prevede una sequenza di fotografie legate da una poetica comune ma realizzate come singole  opere autonome, che scandiscono i momenti salienti del film e rappresentano una originale ricognizione nel femmineo mondo mediterraneo ispirato alla figura di Cabiria.

L’obiettivo del progetto è coinvolgere lo spettatore in un continuo rimando tra la propria memoria e quella del personaggio rappresentato, attraverso le sollecitazioni indotte dalle immagini quasi oniriche nel loro gioco di sovrapposizioni e dai toni tipici delle atmosfere mediterranee.

Cabiria, il film di Giovanni Pastrone del 1914, ha rappresentato per Massimo Berretta una autentica macchina di cattura dell’immaginario. Diversi gli elementi della fascinazione come l’ambientazione di una storia dal carattere monumentale, o le azioni e le espressioni di quegli attori che, orfani di parola, sanno creare l’emozione con espressioni prolungate nel tempo, in una sorta di danza immobile che cristallizza la successione dei fatti.
Di fronte al film, Berretta afferma di essersi trovato immerso in un campo d’attrazione, nel quale la sequenza delle immagini fisse trasferiva in lui il senso profondo dell’ineludibilità degli eventi, un susseguirsi di fatti storici che procedono incuranti delle singole storie d’ognuno, stravolgendo la linearità del futuro.
Così, ci racconta l’autore, nasce la volontà espressiva di estrarre, da questo immaginario, il fascino del destino della protagonista, la bambina, fanciulla, donna Cabiria, piccola esistenza al cospetto dei maestosi eventi provocati dalla prima guerra punica. Cabiria diviene così un puro corpo “messo in un vasel ch’ad ogni vento per mare va, all’altrui voler”.

In questo suo lavoro l’artista isola il corpo della protagonista, iscrivendo su questo una vera e propria cartografia del destino pagano, ben lontano e distinto dalla consolazione della provvidenza cristiana.
I quadri fotografici di Berretta raffigurano il corpo di Cabiria circondato da citazioni, indizi, segni grafici rinascimentali, sapori espressionisti. Esaltano la contraddizione apparente tra la classicità della postura e la pura meccanica del colore che imprigiona la materia. Il tutto è compresso in un flusso che proietta il destino di quel corpo – il corpo di Cabiria – su di uno schermo immaginario, sul quale lo spazio viene ribaltato attraverso segni grafici e tagli simbolici, piani inseriti e sovrapposti che suggeriscono la trama meccanica del destino inscritto sulla carne.
Lo stesso Berretta afferma che il modo per rapportarsi a queste opere è quello di porsi davanti ad ogni singolo manufatto così come ci si pone di fronte ad una scenografia nella quale si attende una azione, e in queste l’azione è il corpo, il corpo di Cabiria, accentuato dalla giustapposizione di dimensioni indefinite, piani contrapposti inseriti all’orizzonte. Pure meccaniche, che tracciano la giusta via alla lettura dell’esposizione. Flash sovrimpressi lanciano lampi sulla scena, che dal buio disegnano emozioni, composte sul corpo e in balia degli eventi.
Ogni quadro è storia a sé, ma l’insieme forma una storia sincronica del destino, fuori dalla linea del tempo.

Fiere di Reggio Emilia
Via Filangieri 15
CIRCUITO OFF
Fotografia europea
Con il circuito Off di Fotografia Europea ogni luogo, anche il più nascosto, si trasforma in galleria d’arte.Il circuito OFF è la sezione libera e indipendente di Fotografia Europea che nasce dalla spontanea iniziativa delle persone. Dalla prima edizione del 2007 il circuito si è ampliato anno dopo anno, arrivando a coinvolgere tutto il tessuto urbano grazie alla partecipazione dei privati che organizzano, autonomamente, mostre ed eventi nella provincia di Reggio Emilia.
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Sulla strada dei sogni

Dic
01

Dal 2 al 30 dicembre 2017

Inaugurazione sabato 2 dicembre

ore 16.00

CHIESA DI SAN PAOLO DENTRO LE MURA

Via Napoli, 58 – Roma

Il Giappone nelle Immagini di Massimo Berretta
“Lui Minerva, la prole alma di Giove, maggior d’aspetto, e più ricolmo in faccia rese,
e più fresco, e de’ capei lucenti, che di giacinto a fior parean sembianti,
su gli omeri cader gli feo le anella, e qual se dotto mastro, a cui dell’arte
nulla celaro Pallade o Vulcano, sparge all’argento il liquid’oro intorno,
Sì che all’ultimo suo giunge con l’opra:
Tale ad Ulisse l’Atenèa Minerva, gli omeri e il capo di decoro asperse;
ad Ulisse, che poscia, ito in disparte, su la riva sedea del mar canuto,
di grazia irradïato e di beltade.”
(Odissea libro VI)

Il viaggio fotografico d’oriente, calato nella cifra stilistica di Berretta, qui s’intarsia di riferimenti emotivi, come il lavoro del “ dotto mastro, a cui dell’arte nulla celano Pallade o Vulcano”.
L’accostamento non appaia forzato, perché l’intarsio dorato che attraversa le foto dell’autore, in questo lavoro, vanno oltre l’estetica e recuperano la manualità degli artigiani orafi, che nella storia simboleggiano una linea di unione tra oriente ed occidente. Il pensiero non può che andare al sapore della scuola di Klimt, coscienti che in questo lavoro l’intarsio è un riferimento costante alla tradizione pittorica trasversale, tra oriente ed occidente

Come evocato dal titolo, ci troviamo nel mezzo di un viaggio tra sogni.
Sogni che intarsiano, con la memoria, immagini di vita quotidiana.
Siamo in un cammino dove le foto assumono la forma dell’epifania: rievocazione di colori che, attraverso il fascino del disvelamento, riecheggiano il respiro dello spirito dei luoghi visitati, all’interno di uno scatto sottratto alla realtà.
Un velo colorato, è difatti, quello che copre tenuamente le immagini, svelate poi di colpo da un lampo temporaneo, un volto si staglia dal caos colorato di un presente che diventa sfondo. Apparizioni e frammentazione dei soggetti si susseguono, come appunto avviene nei sogni, poi non solo racconto della materia ma respiro delle emozioni. Perché la materia, qui, nelle mani di Berretta, acquista un suo respiro. Attraverso la manipolazione dei colori l’autore porta le immagini ad impressionarsi sulla superficie di un altro reale, davanti a queste foto abbiamo la facoltà di guardare con altri occhi quelle distese naturali, quei volti d’antica fattura, le divinità fissate nel gesto ieratico.
Davanti a queste foto dobbiamo calarci in un modo diverso d’intendere il colore, perché in Giappone i colori s’identificano principalmente in termini di significato e sentimenti a questi collegati (non solo quindi sull’intensità delle ombre o della luce riflessa), “gli aggettivi utilizzati per descrivere i colori, come iki (sofisticato o chic), shibui (misurato, mitigato) o hannari (gaio e allegro) tendono a essere quelli che sottolineano i sentimenti, piuttosto che i valori dei colori confrontati.” Tutto questo Berretta lo ha appreso e ne sfrutta al massimo le potenzialità comunicative.
Infine, tornando a questo intarsio che collega la tradizione dell’immagine occidentale a quella orientale, e ribadendo che Berretta, col gesto fotografico e con il “dotto lavoro di un orafo”, non concede nulla al ricordo dell’immagine bloccata, dobbiamo affermare che in questo lavoro si capta anche un sottile e prezioso profumo impressionista. Ce lo suggeriscono i toni e il coagularsi dei soggetti attraverso il pigmento colorato. Un viaggio quindi che, tra le altre impressioni, anima anche un gesto di riscatto, dove la fotografia si riappropria di un anima, troppo spesso delegata al gesto pittorico.
Di Claudio Romanelli

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Sulla strada dei sogni

Ott
31

Da sabato 18 novembre 2017

Inaugurazione ore 16.00

CASC BANCA D’ITALIA

Via Del Mandrione 190 – Roma

Il Giappone nelle Immagini di Massimo Berretta
“Lui Minerva, la prole alma di Giove, maggior d’aspetto, e più ricolmo in faccia rese,
e più fresco, e de’ capei lucenti, che di giacinto a fior parean sembianti,
su gli omeri cader gli feo le anella, e qual se dotto mastro, a cui dell’arte
nulla celaro Pallade o Vulcano, sparge all’argento il liquid’oro intorno,
Sì che all’ultimo suo giunge con l’opra:
Tale ad Ulisse l’Atenèa Minerva, gli omeri e il capo di decoro asperse;
ad Ulisse, che poscia, ito in disparte, su la riva sedea del mar canuto,
di grazia irradïato e di beltade.”
(Odissea libro VI)

Il viaggio fotografico d’oriente, calato nella cifra stilistica di Berretta, qui s’intarsia di riferimenti emotivi, come il lavoro del “ dotto mastro, a cui dell’arte nulla celano Pallade o Vulcano”.
L’accostamento non appaia forzato, perché l’intarsio dorato che attraversa le foto dell’autore, in questo lavoro, vanno oltre l’estetica e recuperano la manualità degli artigiani orafi, che nella storia simboleggiano una linea di unione tra oriente ed occidente. Il pensiero non può che andare al sapore della scuola di Klimt, coscienti che in questo lavoro l’intarsio è un riferimento costante alla tradizione pittorica trasversale, tra oriente ed occidente

Come evocato dal titolo, ci troviamo nel mezzo di un viaggio tra sogni.
Sogni che intarsiano, con la memoria, immagini di vita quotidiana.
Siamo in un cammino dove le foto assumono la forma dell’epifania: rievocazione di colori che, attraverso il fascino del disvelamento, riecheggiano il respiro dello spirito dei luoghi visitati, all’interno di uno scatto sottratto alla realtà.
Un velo colorato, è difatti, quello che copre tenuamente le immagini, svelate poi di colpo da un lampo temporaneo, un volto si staglia dal caos colorato di un presente che diventa sfondo. Apparizioni e frammentazione dei soggetti si susseguono, come appunto avviene nei sogni, poi non solo racconto della materia ma respiro delle emozioni. Perché la materia, qui, nelle mani di Berretta, acquista un suo respiro. Attraverso la manipolazione dei colori l’autore porta le immagini ad impressionarsi sulla superficie di un altro reale, davanti a queste foto abbiamo la facoltà di guardare con altri occhi quelle distese naturali, quei volti d’antica fattura, le divinità fissate nel gesto ieratico.
Davanti a queste foto dobbiamo calarci in un modo diverso d’intendere il colore, perché in Giappone i colori s’identificano principalmente in termini di significato e sentimenti a questi collegati (non solo quindi sull’intensità delle ombre o della luce riflessa), “gli aggettivi utilizzati per descrivere i colori, come iki (sofisticato o chic), shibui (misurato, mitigato) o hannari (gaio e allegro) tendono a essere quelli che sottolineano i sentimenti, piuttosto che i valori dei colori confrontati.” Tutto questo Berretta lo ha appreso e ne sfrutta al massimo le potenzialità comunicative.
Infine, tornando a questo intarsio che collega la tradizione dell’immagine occidentale a quella orientale, e ribadendo che Berretta, col gesto fotografico e con il “dotto lavoro di un orafo”, non concede nulla al ricordo dell’immagine bloccata, dobbiamo affermare che in questo lavoro si capta anche un sottile e prezioso profumo impressionista. Ce lo suggeriscono i toni e il coagularsi dei soggetti attraverso il pigmento colorato. Un viaggio quindi che, tra le altre impressioni, anima anche un gesto di riscatto, dove la fotografia si riappropria di un anima, troppo spesso delegata al gesto pittorico.
Di Claudio Romanelli

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CABIRIA il fato, l’acqua, la storia

Ott
31

14 – 24 novembre 2014

CASC BANCA D’ITALIA

Via Del Mandrione 190 – Roma

„In occasione del centenario della sua realizzazione, Massimo Berretta torna in mostra a Roma con degli scatti ispirati al capolavoro di Giovanni Pastrone.“

Le fotografie di Massimo Berretta sono ispirate all’opera cinematografica Cabiria di Giovanni Pastrone (1914), il più famoso film muto del cinema italiano di cui quest’anno cade il centenario.

A questa ricorrenza si aggiunge quella appena trascorsa del 150esimo anniversario della nascita di Gabriele D’Annunzio (1863), che del film curò le cosiddette “didascalie letterarie”, conferendo all’opera quel tono aulico e decadente tipico della sua estetica e sancendone così il successo.

L’esposizione prevede una sequenza di fotografie legate da una poetica comune ma realizzate come opere compiute in se stesse, che scandiscono i momenti salienti del film e rappresentano una originale ricognizione nel femmineo mondo mediterraneo ispirato alla figura di Cabiria.

L’obiettivo del progetto è coinvolgere lo spettatore in un continuo rimando tra la propria memoria e quella del personaggio rappresentato, attraverso le sollecitazioni indotte dalle immagini quasi oniriche nel loro gioco di sovrapposizioni e dai toni tipici delle atmosfere mediterranee.

Cabiria, il film di Giovanni Pastrone del 1914, ha rappresentato per Massimo Berretta una autentica macchina di cattura dell’immaginario. Diversi gli elementi della fascinazione come l’ambientazione di una storia dal carattere monumentale, o le azioni e le espressioni di quegli attori che, orfani di parola, sanno creare l’emozione con espressioni prolungate nel tempo, in una sorta di danza immobile che cristallizza la successione dei fatti.
Di fronte al film, Berretta afferma di essersi trovato immerso in un campo d’attrazione, nel quale la sequenza delle immagini fisse trasferiva in lui il senso profondo dell’ineludibilità degli eventi, un susseguirsi di fatti storici che procedono incuranti delle singole storie d’ognuno, stravolgendo la linearità del futuro.
Così, ci racconta Berretta, nasce la volontà espressiva di estrarre, da questo immaginario, il fascino del destino della protagonista, la bambina, fanciulla, donna Cabiria, piccola esistenza al cospetto dei maestosi eventi provocati dalla prima guerra punica. Cabiria diviene così un puro corpo “messo in un vasel ch’ad ogni vento per mare va, all’altrui voler”.
In questo suo lavoro l’artista isola il corpo della protagonista, iscrivendo su questo una vera e propria cartografia del destino pagano, ben lontano e distinto dalla consolazione della provvidenza cristiana.
I quadri fotografici di Berretta raffigurano il corpo di Cabiria circondato da citazioni, indizi, segni grafici rinascimentali, sapori espressionisti. Esaltano la contraddizione apparente tra la classicità della postura e la pura meccanica del colore che imprigiona la materia. Il tutto è compresso in un flusso che proietta il destino di quel corpo – il corpo di Cabiria – su di uno schermo immaginario, sul quale lo spazio viene ribaltato attraverso segni grafici e tagli simbolici, piani inseriti e sovrapposti che suggeriscono la trama meccanica del destino inscritto sulla carne.
Lo stesso Berretta afferma che il modo per rapportarsi a queste opere è quello di porsi davanti ad ogni singolo manufatto così come ci si pone di fronte ad una scenografia nella quale si attende una azione, e in queste l’azione è il corpo, il corpo di Cabiria, accentuato dalla giustapposizione di dimensioni indefinite, piani contrapposti inseriti all’orizzonte. Pure meccaniche del destino tracciano la giusta via alla lettura dell’esposizione. Flash sovrimpressi lanciano lampi sulla scena, che dal buio disegnano emozioni, composte sul corpo e in balia degli eventi.
Ogni quadro è storia a sé, ma l’insieme forma una storia sincronica del destino, fuori dalla linea del tempo.

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Islanda

Ott
31

2013

Garbatella Mondo Tour

 

Festa pe la Cultura

 

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Akai

Ott
31

9-22 luglio 2012

Estate Giapponese

AKAI
Roma, Isola Tiberina

 

C’è un doppio filo rosso che lega le foto del Giappone di Massimo Berretta, uno visibile e uno invisibile.
Quello che risalta immediatamente agli occhi è dato dall’elemento del colore, dal rosso sacro e protettivo delle vesti monacali e dei templi buddhisti al rosso dei kimono nuziali, simbolo di energia e impulso vitale, dal rosso della  bandiera giapponese, il cerchio di fuoco incandescente del Sol Levante, al rosso del dragonebenaugurante e delle carpe emblema di longevità e perseveranza, fino al rosso meno tradizionale ma altrettanto esotico della Tokyo Tower
con la sua ipnotica illuminazione notturna. E poi c’è quello meno evidente, più nascosto, ma comunque presente, di
una nazione pulita, ordinata, silenziosa, civile, che delega quasi a questi scatti cromatici il compito di palesare una decisione e una forza d’animo tali da renderla unica, più distante della lunghezza che ce ne separa, in grado di reagire
e risollevarsi di fronte a sciagure e calamità che piegherebbero anche i paesi apparentemente più forti, come l’uccello rosso del Suzaku-mon, l’antica porta imperiale, fenice d’oltreoceano capace di risorgere dalle proprie ceneri.
Il Giappone di Berretta è quindi un luogo di serafica sensibilità ma anche di passione e forza, che si rivela nelle cose più imponenti così come in quelle meno maestose, ma sempre in maniera discreta, mai urlata, segno di una civiltà da cui tutti dovremmo trarre esempio.

 

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Nimi XIV festival del Giappone

Ott
31

8-9 dicembre 2012

NiMI XIV FESTIVAL GIAPPONESE

Dopo il successo ottenuto all’estero presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e la Midosuji Festa di Osaka con la mostra fotografica Angolo di Rifrazione e a Roma con Akai in occasione della rassegna Estate Giapponese 2012, Massimo Berretta torna ad esporre in Italia, a Firenze, per il NiMI Festival.

L’8 e il 9 dicembre prossimi la Stazione Leopolda di Firenze ospiterà la mostra fotografica di Massimo Berretta all’interno del NiMI Festival, XIV edizione della rassegna dedicata al paese del Sol Levante mirante a creare un ponte culturale economico e sociale tra Italia e Giappone.

Grazie alla collaborazione con Lailac e al contributo della Fondazione Italia Giappone, il festival si arricchisce quest’anno della mostra di Massimo Berretta, che propone per l’occasione una selezione dei suoi ormai famosi scatti nipponici, dei bianchi e nero pervasi da quel velo di malinconia su cui lascia sospeso lo spettatore e in cui tutto sembra rimanere incompiuto, indefinito, quasi sfocato concettualmente.

In queste sue istantanee del Giappone si riflette, sia letteralmente sia figuratamente, una nazione pulita, ordinata pur nel suo intrico di linee, silenziosa a dispetto dello sferragliare di treni superveloci e delle sale giochi iperchiassose, discreta e solitaria malgrado i grattacieli futuristici e l’altissima densità abitativa. Una serie di tasselli posti l’uno vicino all’altro, quasi a comporre il puzzle di un luogo pieno di contraddizioni ma anche di fascino, il fascino di un passato millenario che non entra in conflitto col presente, ma che anzi ne fonda lo spirito. Spirito che si rivela eterno proprio attraverso le sue infinite metamorfosi.

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Angolo di rifrazione

Ott
31

2012

Istituto Italiano di Cultura di Tokyo

Umeda Garden Cinema di Osaka

Midosuji Festa di Osaka

Fino al 31 gennaio, presso la Sala Esposizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, si svolgerà “Angolo di Rifrazione“, la Mostra fotografica di Massimo Berretta. La mostra, organizzata dall’Istituto e dalla Fondazione Italia, si può visitare tutti i giorni, esclusa la domenica, dalle 11:00 alle 18:00, ad ingresso gratuito. Con Angolo di Rifrazione il fotografo romano Massimo Berretta ha voluto rappresentare l’anima pura della Città Eterna, tra il reale e l’immaginario, nella fantasia della rifrazione. In esposizione, 36 fotografie aventi per soggetto le fontane di Roma, ritratte in modo innovativo con un’ottica rovesciata. Massimo Berretta vive a Roma. Si occupa di fotografia di architettura e di documentazione dei beni culturali. Ha collaborato con vari artisti italiani e giapponesi. E’ stato fotografo ufficiale della mostra sul Satiro Danzante di Mazara del Vallo durante l’esposizione univerdale di Aichi.

16-30 ottobre 2013

Millepiani – via Nicolò Odero, 13 ROMA

Arriva a Roma, dopo il successo riscosso presso l’Istituto Italiano di Cultura di  Tokyo e l’Umeda Garden Cinema di Osaka, la mostra fotografica ad ingresso libero di Massimo Berretta dal titolo “Angolo di  Rifrazione”.

Roma ha sempre avuto uno stretto legame con l’acqua, le stesse fontane presenti riflettono gli stili che si  sono succeduti nel tempo: partendo da questo presupposto, Massimo Berretta propone l’immagine  di Roma da  una prospettiva diversa, un angolo  di rifrazione ribaltato.E lo fa attraverso un viaggio fatto di 36 fotografie aventi per soggetto in parte il fondo delle fontane e in  parte la superficie e il contesto che le circonda.

Possiamo fare esempi come la chiesa di Santa Maria in Trastevere, Piazza  Nicosia, il Pantheon. In questo modo il fotografo riesce a far affiorare, dalla leggera superficie delle acque, l’icona dei  monumenti, lo spazio che compone la piazza, le tracce ma anche le orme e i lampi di luce lunare: insomma, l’anima di Roma. Un viaggio nella fantasia della rifrazione.

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Kimono

Ott
31

2012

KIMONO. Cose da indossare

Museo Nazionale di Arte Orientale – Roma

Abiti, accessori e immagini femminili nell’Oriente estremo in mostra al Museo Nazionale d’Arte Orientale “G. Tucci” di Roma.

Mostra a cura di Maria Luisa Giorgi

Mostra fotograficaa cura di Massimo Berretta

L’iniziativa, dedicata all’abbigliamento femminile in estremo Oriente, è articolata in due fasi: la prima prevede l’esposizione di una selezione di materiali antichi relativi alla Cina e al Giappone delle collezioni del Museo (8 marzo – 14 giugno), nella seconda, a partire dal 12 maggio, saranno presentati anche materiali coreani moderni provenienti dalla Corea, che saranno visibili nell’ambito della mostra Ornamenti del costume femminile tradizionale coreano, realizzata in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia e l’Associazione dei coreani in Italia.

Nella mostra Kimono cose da indossare vengono esposte vesti di fattura cinese e giapponese dei secoli XVIII-XX, corredate da accessori quali scarpe, ventagli, portaventagli. Alcuni oggetti, sottoposti ad appositi interventi conservativi, sono presentati al pubblico per la prima volta. Acquerelli cinesi e xilografie policrome giapponesi (ukiyo-e) illustrano figure femminili intente in diverse occupazioni e variamente abbigliate.

A completamento della mostra, fotografie d’epoca dalle collezioni del Museo, e fotografie contemporanee scattate di recente in Giappone che ritraggono donne in abbigliamento tradizionale e giovanissime con abbigliamenti particolari (play fashion).

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Il tiro della grande fune

Ott
31

11 dicembre 2009 – 10 gennaio 2010

Il Tiro della grande Fune

Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Giovedì 10 dicembre, alle ore 17.30 si inaugurerà, presso l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, la mostra fotografica “Il Tiro della Grande Fune”, realizzata da Massimo Berretta.
Il Tiro della Grande fune (Naha ōzunahiki) è uno dei principali eventi culturali popolari che si svolge annualmente a Naha, capoluogo dell’isola di Okinawa, nella domenica di ottobre che precede il giorno della Festa dello sport. è una sorprendente competizione durante la quale due squadre opposte si sfidano tirando una corda gigantesca. La fune, realizzata oggi in paglia proveniente da Taiwan, è la più grande del genere mai costruita ed è entrata a far parte del guinness dei primati nel 1995.
L’evento, che occupa il secondo giorno del grande Festival di Naha costituendone l’attrattiva principale, è preceduto al mattino dalla parata dei 14 stendardi, ognuno dei quali rappresenta un quartiere della città. La parata degli stendardi parte dalla via Kokusai Dōri e guida la grande folla degli spettatori fino al crocevia di Kumoji dove ha luogo la gara del Tiro della Grande fune.

La tradizione del tiro alla fune di Naha risale al XVII secolo ma lo svolgimento annuale è entrato in vigore solo dal 1971, in occasione del 50° anniversario della fondazione del governo municipale di Naha.
La grande fune è costituita da due elementi, maschio (wuunna) e femmina (miinna), di uguale lunghezza, peso e larghezza, che presentano ad una delle due estremità una chiusura a forma di grande anello. Durante la cerimonia l’unione dei due anelli viene realizzata per mezzo di un bastone (kanuchiboo) di legno di sandalo rosso, del peso di 365 kilogrammi, lungo 3 metri e 65 centimetri e con un diametro di 43 centimetri. Dopo che ha avuto luogo questa unione, i gruppi rivali rispettivamente rappresentanti l’Est (corda maschio) e l’Ovest (corda femmina) si potranno affrontare e potranno iniziare a tirare la grande fune, ciascuno nella propria direzione, fino a quando uno dei due supererà i 5 metri dal centro della linea di partenza aggiudicandosi la vittoria.

Le grida di incitamento dei capi delle due corde e le parole pronunciate a gran voce dai partecipanti per scandire il tempo e accompagnare lo sforzo fisico, si mescolano alla musica e al ritmo crescente dei tamburi mentre una moltitudine di spettatori assiste eccitata. Ad aderire ogni anno sono in migliaia: circa 280 mila persone, di cui più di 100 mila sono coloro che partecipano tirando la fune.
Sebbene in origine questo rituale appartenesse esclusivamente alla sfera del religioso con la principale finalità di propiziare l’esito di abbondanti raccolti, in tempi più recenti, la festa ha assunto un valore squisitamente celebrativo. Con tale manifestazione, infatti, si vuole commemorare l’incursione aerea del 10 ottobre 1944, evento nefasto durante il quale la città di Naha fu quasi completamente rasa al suolo.

Nella mostra sarà esposta anche una selezione di preziosi manufatti di corallo e di madrepore, della collezione privata Liverino di Torre del Greco. I manufatti, databili tra il XVIII e XIX secolo, sono esempi di differenti tipologie di corallo: asiatico e mediterraneo. L’isola di Okinawa ancora oggi rappresenta una fonte fiorente di coralli che esporta per la lavorazione in tutto il mondo.

Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia
Direttore Stefania Massari

Commissario della mostra
Inia Pasqua Izzo

Catalogo a cura di
Massimo Berretta e Annalaura Valitutti
Fotografie: Massimo Berretta
Testo: Annalaura Valitutti

Patrocini
Ambasciata del Giappone in Italia
Istituto Giapponese di Cultura in Roma
Università di Roma “Sapienza”
Facoltà di Scienze Umanistiche, Cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari

Sponsor

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Il divenire del marmo

Ott
31

28 aprile – 10 giugno 2009

Il divenire del marmo

Doozo – Roma

assieme al maestra Itto Kuetani

La Galleria Doozo è lieta di presentare la mostra Il divenire del marmo. A dialogare insieme una serie di scatti realizzati da Massimo Berretta al grande maestro giapponese Itto Kuetani durante il suo lavoro a Carrara e cinque opere di piccole dimensioni dello stesso scultore. Le fotografie saranno in mostra fino al 10 Giugno 2009 mentre le sculture saranno visibili fino ad Ottobre 2009.

La mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Italia Giappone rientra nell’evento “Il Sogno del Bianco e le Pietre del Passato. I marmi di Itto Kuetani nei luoghi dell’Antica Roma” che prevede l’esposizione delle sculture in marmo di Carrara di Itto Kuetani in tre diverse sedi: la Villa dei Quintili, il Mausoleo di Cecilia Metella e il Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo.

Il progetto pensato per la Galleria Doozo enfatizza il rapporto di stima e fiducia reciproca stabilitasi immediatamente fra lo scultore e il fotografo.

Le istantanee eseguite da Massimo Berretta ritraggono il maestro Itto Kuetani mentre leviga e plasma la materia prima dei sui capolavori: il marmo. Quelle che il fotografo restituisce sono immagini che travalicano lo specifico fotografico per divenire esse stesse opere d’arte, portatrici di una visione altra dalla mera documentazione.

Massimo Berretta presenta inoltre, partendo da una rielaborazione in chiave cromatica della polvere di marmo sospesa nel bianco accecante del laboratorio del maestro, delle fotografie che, dispiegandosi nella luce e nel colore, prendono le sembianze di paesaggi visionari e lunari, senza tempo e senza storia. Rappresentazioni ambigue e suggestive, dall’estetica quasi surreale.
Le sculture del maestro Itto Kuetani, come suggerisce Enrico Crispolti, uno dei suoi maggiori e più apprezzati critici da oltre vent’anni, rappresentano anche nelle piccole dimensioni ipotesi di possibili grandi proposte di rapporto ambientale.
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Iran

Ott
31

2009

Iran

Parco degli Scipioni

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Kao, impressioni del Giappone

Ott
31

2007

Kao, impressioni del Giappone

Fotoleggendo – Roma

Mostra fotografica di Massimo Berretta e Gaetano Pezzella

Rassegna di fotografia contemporanea

Inserita nel prestigioso Circuito Nazionale FIAF di Lettura Portfolio; gemellata con Boutographies, rencontres photographiques de Montpellier 2007; contenitore della 5° rassegna di fotografia contemporanea Confini che, con la collaborazione con PhotoGallery, espone a Firenze palazzo Medici Riccardi; con il patrocinio e sostegno della Regione Lazio, dell’XI Municipio, Isa (Istituto Superiore Antincendi) Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e FIAF, parte ad ottobre la terza edizione di FotoLeggendo che rappresenta, per le sue peculiarità, qualcosa di unico nel panorama del centro-sud Italia. In questa edizione si confermano nel palinsesto quei paradigmi alla base del successo: Premio per il portfolio FotoLeggendo 2007, mostre fotografiche, workshop e seminari, una estemporanea di fotografia.

Fotoleggendo, grazie ai suoi contenuti specifici sul portfolio fotografico, è una scommessa vinta con il mondo della fotografia italiana in quanto è il primo evento in assoluto nella Capitale a oltre 150 anni dalla invenzione della fotografia a trattare il tema della lettura del portfolio a 360 gradi con la finalità di porre all’attenzione nazionale le giovani promesse e fornire mezzi per promuovere il loro lavoro in ambito nazionale ed internazionale.

Al centro della manifestazione sono principalmente il mondo giovanile e gli esordienti di ogni età che intendono esprimersi artisticamente attraverso l’uso di strumenti di comunicazione universali quali quello della fotografia, e a sottolineatura della vocazione della Associazione a promuovere e sostenere il “racconto fotografico” quale espressione fondamentale dello scrivere per immagini, la struttura della manifestazione prevede, come per gli anni passati, una core activity imperniata sulla lettura dei portfolio e relativo Premio Fotoleggendo, con mostre fotografiche e workshop di alcuni grandi fotografi italiani a rimarcare la forza espressiva della narrazione iconica. La manifestazione è andata a riempire un vuoto culturale nel panorama della fotografia capitolina, facendo entrare di diritto Fotoleggendo nel Circuito Nazionale FIAF di Lettura Portfolio come una delle otto associazioni organizzatrici.

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I volti del Giappone

Ott
31

12 aprile – 3 maggio 2007

I volti del Giappone

日本の顔

Museo delle arti e tradizioni popolari

Mostra Fotografica di Massimo Berretta — Gaetano Pezzella
La mostra fotografica ha presentato al pubblico circa 100 immagini di volti e aspetti della società giapponese, nelle quali viene evidenziato l’apparente contrasto tra tradizione e modernità. La mostra è stata realizzata con il patrocinio della Fondazione Italia-Giappone e con la partecipazione della Facoltà di Antropologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, dell’Istituto di Cultura Giapponese, dell’Ambasciata del Giappone in Italia e della Facoltà di Arti Orientali dell’Università “La Sapienza di Roma”.
Sponsors:
Antichi Kimono
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari
in collaborazione con la
Fondazione Italia Giappone
Patrocini:
Università di Roma
“LA SAPIENZA”
Facoltà di Studi Orientali
Facoltà di Scienze Umanistiche
Cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari
Ambasciata del Giappone in Italia
Istituto Giapponese di Cultura in Roma
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Jazz Bit

Ott
31

2005

Jazz Bit

La Palma – Roma

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