MASSIMO BERRETTA

CABIRIA. IL FATO, L’ACQUA, LA STORIA

Apr
15

REGGIO EMILIA

dal 20.04 al 17.06

A cura di Claudio Romanelli

Promossa da Associazione culturale Controchiave

Le fotografie di Massimo Berretta sono ispirate all’opera cinematografica Cabiria di Giovanni Pastrone (1914),

L’esposizione prevede una sequenza di fotografie legate da una poetica comune ma realizzate come singole  opere autonome, che scandiscono i momenti salienti del film e rappresentano una originale ricognizione nel femmineo mondo mediterraneo ispirato alla figura di Cabiria.

L’obiettivo del progetto è coinvolgere lo spettatore in un continuo rimando tra la propria memoria e quella del personaggio rappresentato, attraverso le sollecitazioni indotte dalle immagini quasi oniriche nel loro gioco di sovrapposizioni e dai toni tipici delle atmosfere mediterranee.

Cabiria, il film di Giovanni Pastrone del 1914, ha rappresentato per Massimo Berretta una autentica macchina di cattura dell’immaginario. Diversi gli elementi della fascinazione come l’ambientazione di una storia dal carattere monumentale, o le azioni e le espressioni di quegli attori che, orfani di parola, sanno creare l’emozione con espressioni prolungate nel tempo, in una sorta di danza immobile che cristallizza la successione dei fatti.
Di fronte al film, Berretta afferma di essersi trovato immerso in un campo d’attrazione, nel quale la sequenza delle immagini fisse trasferiva in lui il senso profondo dell’ineludibilità degli eventi, un susseguirsi di fatti storici che procedono incuranti delle singole storie d’ognuno, stravolgendo la linearità del futuro.
Così, ci racconta l’autore, nasce la volontà espressiva di estrarre, da questo immaginario, il fascino del destino della protagonista, la bambina, fanciulla, donna Cabiria, piccola esistenza al cospetto dei maestosi eventi provocati dalla prima guerra punica. Cabiria diviene così un puro corpo “messo in un vasel ch’ad ogni vento per mare va, all’altrui voler”.

In questo suo lavoro l’artista isola il corpo della protagonista, iscrivendo su questo una vera e propria cartografia del destino pagano, ben lontano e distinto dalla consolazione della provvidenza cristiana.
I quadri fotografici di Berretta raffigurano il corpo di Cabiria circondato da citazioni, indizi, segni grafici rinascimentali, sapori espressionisti. Esaltano la contraddizione apparente tra la classicità della postura e la pura meccanica del colore che imprigiona la materia. Il tutto è compresso in un flusso che proietta il destino di quel corpo – il corpo di Cabiria – su di uno schermo immaginario, sul quale lo spazio viene ribaltato attraverso segni grafici e tagli simbolici, piani inseriti e sovrapposti che suggeriscono la trama meccanica del destino inscritto sulla carne.
Lo stesso Berretta afferma che il modo per rapportarsi a queste opere è quello di porsi davanti ad ogni singolo manufatto così come ci si pone di fronte ad una scenografia nella quale si attende una azione, e in queste l’azione è il corpo, il corpo di Cabiria, accentuato dalla giustapposizione di dimensioni indefinite, piani contrapposti inseriti all’orizzonte. Pure meccaniche, che tracciano la giusta via alla lettura dell’esposizione. Flash sovrimpressi lanciano lampi sulla scena, che dal buio disegnano emozioni, composte sul corpo e in balia degli eventi.
Ogni quadro è storia a sé, ma l’insieme forma una storia sincronica del destino, fuori dalla linea del tempo.

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