Pubblicazioni e cataloghi

Il fatale millenovecentoundici. Le esposizioni di Roma, Torino, Firenze

Il fatale millenovecentoundici. Le esposizioni di Roma, Torino, Firenze

1911

a cura di Massari Stefania, Baldinotti Stefania
2012

Palombi Editori

 

La pubblicazione ripercorre la storia della grande esposizione internazionale che si è svolta nel 1911 per celebrare il cinquantenario dell’Unità d’Italia e dimostrare al mondo intero i progressi raggiunti dalla nazione. Le città coinvolte sono state le capitali del regno: Torino, Roma e Firenze sedi rispettivamente di una esposizione industriale, di una manifestazione storica, artistica ed etnografica e di una mostra del ritratto italiano e di orticultura. I percorsi e le piante stesse delle esposizioni non sono casuali ma obbediscono alla struttura di un racconto che parte dalla storia, dall’arte, dall’etnografia per arrivare alle conquiste ottenute, in campo nazionale, in particolare nel settore industriale, economico e sociale. Con le loro fantasmagoriche costruzioni le esposizioni sono così vistose vetrine delle molteplici identità del paese e delle innovazioni ottenute nel campo della tecnica e della scienza. L’integrazione arte/industria viene celebrata nei grandiosi edifici, strutture per la maggior parte effimere costruite in breve tempo, che occupano spazi amplissimi sia a Roma come a Torino. Le manifestazioni sono l’emblema delle possibilità della nazione volte a stimolare nuove economie su scala nazionale e internazionale grazie alle qualità e alle quantità degli oggetti esposti e alle varietà delle costruzioni come delle attrazioni offerte, possibili per il consistente apporto di capitali privati.

Il Pontificio Istituto di Musica Sacra

Il Pontificio Istituto di Musica Sacra

pims

2014 (Stamperia Artistica Boccea)

Roma : Pontificio Istituto di Musica Sacra

 

 

Monili e merletti di Pescocostanzo nella pittura del ‘600

Monili e merletti di Pescocostanzo nella pittura del ‘600

merletti

a cura di Sabatini F.

2012

Carsa

 

La pubblicazione costituisce una preziosa documentazione della manifestazione “Arti e paesaggio a Pescocostanzo”, svoltasi dal 21 al 26 agosto 2012 presso l’antica città d’arte sugli Altipiani Maggiori d’Abruzzo.

Arcipelago Mediterraneo. La Sardegna

Arcipelago Mediterraneo. La Sardegna

sardegna

2012

Gangemi Editore

 

 

 

 

 

Il volume è la sintesi del progetto Arcipelago Mediterraneo, realizzato nell’ambito del Programma Operativo di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Francia Marittimo.

L’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia si è particolarmente distinto, in questi anni, nel rinnovare e promuovere l’attenzione verso il patrimonio immateriale o intangibile di cui le nostre regioni offrono un panorama estremamente ricco e variegato. È in questo fertile humus, infatti, che possono ritrovarsi le radici più profonde delle eccellenze artistiche e monumentali del patrimonio culturale italiano ed europeo.
Il Progetto “Arcipelago Mediterraneo” – di cui viene presentato qui un primo sviluppo, interamente dedicato alla Sardegna – si inserisce in questa linea di attività e si distingue per alcuni apporti originali: non solo a livello di ricerca e documentazione, ma anche per le modalità di divulgazione presso il grande pubblico e di valorizzazione ai fini di un turismo, che auspichiamo possa divenire sempre più colto e sensibile ai problemi della sostenibilità sociale, ambientale e culturale dello sviluppo.

Riflessi di giunco. Identità e differenze. La mano dell’uomo

Riflessi di giunco. Identità e differenze. La mano dell’uomo

giunco

Opere di Maria Grazia Oppo

Gangemi Editore

 

 

Dal confronto tra “nuovo” e “vecchio” nasce una traccia di sviluppo per il futuro dell’arte e, da questa riflessione, prende spunto il progetto: identità e differenze. La mano dell’uomo. Maria Grazia Oppo è un’artista che ormai arrivata alla sua maturità espressiva, continua, come è proprio dei veri artisti, ad interrogarsi sulla vera funzione dell’arte. Il suo campo d’indagine, in questi ultimi anni si è spostato a scrutare lo spazio domestico e gli oggetti che lo abitano, al di là della loro intrinseca funzione. Ecco allora che le ‘sedute’ diventano sculture, senza perdere il loro fine d’uso, i ‘tavoli’ si animano, di nuove valenze, diventati anch’essi volumi di uno spazio carico di nuove simbologie. Gli oggetti ‘navigano’ nuove esistenze che non sono solo esclusivamente materiali. Mostrano la loro struttura, variabile a seconda del punto di osservazione; evidenziano la materia di cui si compongono e assumono in qualsiasi luogo dove possono essere ubicati, una loro autonoma presenza. L’incidenza della luce sugli oggetti diventa importante. Scaturiscono raffinati cromatismi nelle ‘sedie’ dove il beige del giunco si lega mirabilmente con il nero del ferro e vengono evidenziati i ricami i ‘ricami degli intrecci’ Nella ideazione di queste forme emerge nella sua interezza la ricchezza inventiva dell’artista che va oltre il puro dettato geometrico. Maria Grazia Oppo, con grande ironia fa vivere le sue sculture lasciando che le emozioni trovino libera espressione al di la dei limiti di un ordine già caratterizzato…[Maria Elvira Ciusa] Il volume è a cura di Maria Elisabetta Governatori.

Il tiro della grande fune

Il tiro della grande fune

funeRoma, Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, 10 dicembre 2009–10 gennaio 2010
a cura di Massimo Berretta e Annalura Valitutti
Rotostampa Group
finito di stampare dicembre 2009
Il Tiro della Grande fune (Naha ōzunahiki) è uno dei principali eventi culturali popolari che si svolge annualmente a Naha, capoluogo dell’isola di Okinawa, nella domenica di ottobre che precede il giorno della Festa dello sport. è una sorprendente competizione durante la quale due squadre opposte si sfidano tirando una corda gigantesca. La fune, realizzata oggi in paglia proveniente da Taiwan, è la più grande del genere mai costruita ed è entrata a far parte del guinness dei primati nel 1995.
LA POESIA DELLA PORCELLANA – L’ANIMA DEL VETRO

LA POESIA DELLA PORCELLANA – L’ANIMA DEL VETRO

porcellana

catalogo della mostra

A cura di: Istituto Giapponese di Cultura in Roma

2010

Gangemi Editore

 

Istituto Giapponese di Cultura in Roma 5 marzo – 17 aprile 2010.  Giovedì 4 marzo 2010 sarà inaugurata presso l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma la mostra “La poesia della porcellana – L’anima del vetro, Iko Itsuki & Izumi Oki artiste in Italia” in collaborazione con la Fondazione Italia Giappone. L’esposizione, che durerà fino al 17 aprile 2010, ha il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia, del Ministero degli Affari Esteri e del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche culturali. Due artiste giapponesi accomunate da una lunga esperienza di vita e di lavoro in Italia: Iko Itsuki, nelle cui raffinate porcellane si leggono poesia e sensibilità orientale, oltre a tocchi e accostamenti cromatici provenienti dal mondo della moda; Izumi Oki, che dellarte e del vetro in particolare ha fatto una raison d’être che l’ha resa nota al grande pubblico. Entrambe le artiste si esprimono, in maniera diversa, per mezzo di una materia fredda e dura. Iko Itsuki, pittrice, sceglie la porcellana e attraverso tecniche di chiaro richiamo orientale la decora di preziosi motivi; Izumi Oki, scultrice, non potendo plasmare o scalfire le lamine di vetro che utilizza, le sovrappone creando delle sorprendenti forme geometriche tridimensionali.Nonostante entrambe non operino nella loro terra d’origine sono frequenti e continui i riferimenti alla cultura giapponese: Itsuki sceglie spesso colori, soggetti e motivi tradizionali, Oki fa trasparire attraverso il vetro delle sue sculture la sua propensione al minimalismo, al design, all’estetica del vuoto tipici di gran parte dell’arte giapponese. Mentre Itsuki comunica attraverso le eleganti scelte cromatiche e i disegni, Oki esalta le proprietà e la trasparenza del vetro per mezzo di modulazioni e giochi di luce. La grande dimensione scelta da Oki per la mostra presso l’Istituto riempie lo spazio di una concettualità impalpabile, densa ed essenziale come la fluidità e la permeazione interno/esterno delle opere suggerisce, mentre Itsuki indaga il dettaglio, lo fa protagonista e narratore di una personalità ricca e graziosa imbevuta della tradizione artistica e letteraria del Giappone.

Toko Shinoda. La linea e lo spazio

Toko Shinoda. La linea e lo spazio

toko

a cura di: Fondazione Italia Giappone

2009

Gangemi Editore

 

Considerata dalla critica una delle più grandi pittrici del XX secolo, Toko Shinoda è emersa all’interno della movimentata scena artistica newyorkese tra gli anni ’60 e ‘7

0, quando fu scoperta dalla famosa commerciante d’arte Betty Parsons. Da quel momento in poi i suoi quadri sono stati esposti accanto a quelli di artisti del calibro di Mark Rothko e Jackson Pollock. Nata nel 1913, dall’età di sei anni fu iniziata alla calligrafia, disciplina che l’ha sempre portata a preferire le tonalità del grigio e del nero su ampi spazi bianchi. A scuola è sempre stata un’alunna impaziente e, data la sua esuberante personalità, si stancò ben presto del rigido insegnamento della calligrafia tradizionale cominciando a dedicarsi all’improvvisazione regolata però da una ferrea auto-disciplina. “Divenni sempre più interessata a come i caratteri si erano sviluppati nel tempo piuttosto che a come venivano scritti”.
Le influenze della tradizione giapponese nelle sue opere restano evidenti particolarmente nell’uso del sumi (l’inchiostro tipico giapponese) e degli antichi inchiostri indiani dalle sfumature di rosso cinabro che donano ai suoi caratteri delle atmosfere suggestive ma decise. I suoi lavori sofisticati e intellettuali, che esprimono perfettamente il gusto giapponese per l’asimmetria, pongono una forte attenzione al contrasto e all’equilibrio dei vari elementi della composizione. Dopo il suo improvviso seppur tardivo successo negli Stati Uniti, la Shinoda si è “ritirata” dal panorama artistico internazionale per tornare in Giapp

one, dove ha continuato ad accrescere la sua fama con alcuni sbalorditivi murales ed i dipinti su pannelli scorrevoli per il tempio Zojoji a Tokyo.
Toko Shinoda ha ricevuto molte ed importanti commissioni ed ha esposto in tutto il mondo. Nel 2003, per il suo novantesimo compleanno, le è stata dedicata una retrospettiva al museo Hara di Tokyo intitolata “Variazioni di Vermiglio”, in riferimento all’uso che fa di questa tonalità d’inchiostro cinese nelle sue opere. Nonostante l’apparenza fragile ed elegante della sua figura minuta, Toko Shinoda possiede una sorprendente forza interiore. A 95 anni non ha perso neppure un briciolo della sua freschezza giovanile, della sua energia e della sua acuta sensibilità, qualità senza le quali non sarebbe in grado di creare dei lavori cosí dinamici e pieni di vita.

Il catalogo è a cura della Fondazione Italia Giappone con saggi di: Umberto Vattani, Presidente della Fondazione; Kazufumi Takada, Direttore Istituto Giapponese di Cultura di Roma; Davide Rampello, Presidente Triennale di Milano; Concetta Branciamore, Responsabile Collezione d’Arte Contemporanea al Ministero Affari Esteri.

IL SOGNO DEL BIANCO E LE PIETRE DEL PASSATO

IL SOGNO DEL BIANCO E LE PIETRE DEL PASSATO

I marmi di Itto Kuetani nei luoghi dell’Antica Roma

itto

a cura di Fondazione Italia Giappone

2009

Gangemi Editore

 

 

 

Itto Kuetani è uno scultore fortemente interessato al dialogo con l’ambiente urbano, ma non solo. Roma – città alla quale egli è profondamente legato – ha contribuito in maniera significativa alla sua maturazione artistica. Egli stesso afferma: “In Giappone lavoravo solo sulla concretezza dell’opera. In Italia ho imparato a contestualizzare la scultura in stretto riferimento allo spazio nel quale essa è collocata”.

Le sculture di Kuetani, come sottolinea Enrico Crispolti, storico dell’arte contemporanea e uno dei principali conoscitori della sua opera d’artista, sono veri e propri monumenti, e anche quelle di piccole dimensioni sono quasi sempre ipotesi di grandi proposte di rapporto ambientale. I suoi lavori sono spesso fatti di fori e di passaggi, “essi sono come delle porte che mettono in comunicazione spazio e materia”.

Fondazione Italia Giappone.  I primi dieci anni

Fondazione Italia Giappone. I primi dieci anni

A cura di:fondazione
Salvatore Damiani

Testi di:
Marino Marin

2009

Gangemi Editore

 

La Fondazione Italia Giappone, che celebra quest’anno i primi dieci anni di attività, ha fornito un contributo essenziale al rafforzamento dei rapporti tra Italia e Giappone, svolgendo un ruolo di particolare rilievo nella realizzazione delle grandi rassegne di sistema e costruendo, in questo modo, ponti ideali attraverso cui il popolo italiano e quello giapponese sono riusciti a conoscersi meglio e ad avvicinarsi sempre di più.
L’azione della Fondazione Italia Giappone ha rilanciato con forza il ruolo della cultura, quale prezioso canale per intensificare tutti i rapporti, anche quelli economici e tecnologici, con il Giappone, in ragione della sensibilità e della passione che il pubblico giapponese manifesta nei confronti della ricchezza artistica e culturale del nostro Paese.

Feste e riti d’Italia. Sud. Vol. 1

Feste e riti d’Italia. Sud. Vol. 1

festeriti

a cura di Massari Stefania

2009

De Luca Editori d’Arte

 

 

E possibile seguire lungo il Paese un percorso invisibile che unisce le nostre regioni con le loro identità e differenze, attraverso una moltitudine di feste religiose, riti e cerimonie, riferimenti vitali e forti della vita delle comunità locali. Tradizioni e rituali, che tuttora scandiscono l’arco temporale dell’anno con le pratiche ad esse collegate quali la musica, i canti, le danze, i cibi, le forme di devozione, in sintesi tutto quel patrimonio immateriale in continua trasformazione la cui importanza e vitalità sono state di recente riconosciute, al pari del patrimonio materiale, attraverso la ratifica da parte del nostro Paese della Convenzione Unesco. Le tradizioni in tale modo sono state identificate come risorse eccellenti ed efficaci per il futuro culturale e economico del Paese, capaci di mettere in atto processi di sviluppo locali e sostenibili, in grado di valorizzare l’insieme delle risorse sparse sul territorio. L’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (IDEA) costituitosi nel 2008 con il suo annesso Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma (MAT) in linea con il lavoro decennale già avviato ed alla luce di una innovativa concezione del patrimonio culturale, ha realizzato questo primo volume dedicato a “Feste e Riti d’Italia – Sud 1” della Collana sui Beni Immateriali dell’Umanità.

ABITI. RACCONTI DI ABITI VISSUTI DELLA TRADIZIONE VALDOSTANA

ABITI. RACCONTI DI ABITI VISSUTI DELLA TRADIZIONE VALDOSTANA

abiti

a cura di Massari Stefania e Fragno Tiziana

2008

Piriuli & Verlucca

 

 

L’esposizione internazionale di Roma del 1911, voluta per commemorare il cinquantenario dell’Unità d’Italia e celebrare le «genti italiche», con la sua collezione di oggetti legati alla tradizione, in particolare di costumi e ori valdostani, è lo spunto per un percorso di riscoperta delle radici e dei valori di una comunità. Un viaggio a ritroso che riporta alla luce gli abiti e la funzione sociale che essi hanno rivestito, alla scoperta di un mondo ormai tramontato, ma che ancora ci appartiene. Un racconto, agli albori dell’etnografia italiana e valdostana, vestito degli abiti e degli accessori emersi dalle cassepanche delle nonne.

日本の顔 – I volti del giappone

日本の顔 – I volti del giappone

kao

Catalogo della mostra Roma, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – 12 aprile – 3 maggio 2007.

a cura di Fondazione Italia Giappone

Polistampa Group

finito di stampare aprile 2007

 

 

 

Mostra fotografica di Massimo Beretta e Gaetano Pezzella organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma e patrocinata dall’Ambasciata del Giappone, dall’Istituto Giapponese di Cultura dalle Facoltà di Studi Orientali e di Scienze Umanistiche – Cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari dell’Università La Sapienza di Roma.
Roma, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – 12 aprile – 3 maggio 2007.

Padiglione Italia. L’Arte del Vivere. Esposizione Universale 2005 di Aichi.

Padiglione Italia. L’Arte del Vivere. Esposizione Universale 2005 di Aichi.

padiglione

2005

Skira

Aichi, Nagoya Eastern Hills, 25 marzo – 25 settembre 2005. Testo Italiano, Inglese e Giapponese. Milano, 2005; br., pp. 240, 390 ill. col., cm 21×28. (Arte moderna. Cataloghi).

 

(Giappone): l’arte, il design, la musica, ma anche l’arte del vivere, i colori, i sapori e le tradizioni made in Italy in mostra nella terra del Sol Levante. Ci sono cataloghi che raccontano una storia tutta interna alla manifestazione di cui rappresentano il riscontro esterno: una storia di scelte collezionistiche o di prospettive critiche, di eventi storici o di fenomeni circoscritti ai loro contesti. Il catalogo del Padiglione Italia all’Expo di Aichi, come è naturale per l’ampiezza dello scenario in cui si colloca e del pubblico cui intende rivolgersi, ha un carattere più estensivo che intensivo. Non un solo punt

o di vista sul Bel Paese, non questo o quel protagonista, questo o quel problema, ma uno sguardo circolare sulle potenzialità dell’Italia come interlocutore del mondo. Come può e vuole apparire l’Italia quando gli altri, vicini e lontani, la guardano? La risposta non è banale: se qualche anno fa si sarebbe scommesso sul fascino e sullo stile, sia che si riguardasse alle bellezze naturali sia che si riguardasse alla tradizione culturale e artistica, oggi qualcosa è cambiato. L’Italia – così si evince dal catalogo – è un modo di vivere attraente, suggestivo, ma soprattutto comunicabile: un modo di vivere che anche gli altri possono fare proprio e condividere. L’attenzione non è più quindi soltanto sulle cose, su ciò che si è concretamente fatto, ma sulle attitudini, sulle potenzialità e soprattutto sulle relazioni: l’Italia non è qualcosa in sé e per sé, ma l’insieme delle sensazioni, de

lle memorie che nel corso dei secoli ha saputo suscitare negli altri. Non a caso nel Padiglione Italia, e quindi anche nel suo catalogo, protagonista è il Satiro Danzante di Mazara del Vallo che danza nel ricorso di una cultura del piacere e della gioia, ma che si propone anche come un’eloquente testimonianza delle capacità tecnologiche italiane nel campo della tutela dei beni culturali: un modo per dire che il sapere deve restare strettamente congiunto al vivere. Tre le aree di interesse che il catalogo documenta e argomenta: la convergenza tra paesaggi naturali e paesaggi culturali, in un processo che è al tempo stesso di diversificazione e di convergenza; una creatività che si esprime, oggi come ieri, nella commistione dei generi, nella capacità di coniugare i diversi ambiti espressivi e produttivi; la qualità intesa non come processo, ma come individuazione e valorizzazione delle specificità, tradizionali e territoriali. Tanti, ovviamente, i testimoni e gli autori, sia sul versante culturale sia su quello imprenditoriale: e non avviene spesso che le due culture si incontrino né stupisce che ciò avvenga in un catalogo di una Esposizione universale, che costituisce sempre uno straordinario momento e strumento di incontro e di confronto tra esperienze e universi di discorso altrimenti separati.

Capolavori : il bello, l’arte, la cultura, gli stili di vita : beauty, art, cultural, heritage and lifestyles

Capolavori : il bello, l’arte, la cultura, gli stili di vita : beauty, art, cultural, heritage and lifestyles

capolavori

2002

Milano : EuroEd

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